Quello che chiamavo amore
La castità per uscire dall’abitudine della seduzione in Dry season di Melissa Febos.
Lacan alla scuola primaria
Il ruolo della psicoanalisi nella pedagogia istituzionale di Aida Vasquez e Fernand Oury.
Le nostre spoglie digitali
Tra memorie in vendita, deadbot e server abbandonati: come la cybertanatologia e il capitalismo delle piattaforme stanno trasformando il lutto in contenuto e riscrivendo il nostro modo di restare.
L’uso dello sguardo
La scrittura come mezzo di contrasto in L’uso della foto di Annie Ernaux e L’amante di Marguerite Duras.
Non si può insegnare
Maradona, mito plebeo.
Oracoli a pagamento
Nei prediction market l’azzardo si traveste da analisi, si legittima nelle reti televisive, si istituzionalizza nei board dei figli dei presidenti. Polymarket e Kalshi non sono strumenti per sapere cosa accadrà, ma slot machines per monetizzare l’incertezza.
La Parola della Settimana
tornata
tornata tornata s. f. [der. di tornare; nel sign. 3, dal provenz. tornada]. – 1. a. ant. o pop. Ritorno: nel suo letto il mise e dissegli che quivi infino alla sua t. si stesse (Boccaccio); fare t., fare ritorno. b. T. lattea, sensazione di calore alla mammella, e di puntura al capezzolo, che avverte la nutrice quando, attaccato il bambino al seno, la secrezione lattea si accentua. 2. Seduta, adunanza di un’accademia, di un’assemblea, ecc.: le t. dell’accademia della Crusca; t. ordinaria, straordinaria. Il termine, oggi poco com., era ancora usato in alcuni atti ufficiali della Camera dei deputati fino al 1938 e del Senato fino al 1933 (oggi seduta). Riferito talora, per estens., anche a turni di elezioni (politiche, amministrative, ecc.): prima, seconda t. elettorale. 3. ant. Il commiato o congedo della canzone provenzale, e per estens. della canzone antica in genere, che nel tipo più frequente ripete lo schema della parte finale della stanza.